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La Processione del
VENERDI' SANTO
a Sorrento
"Dare
la dovuta importanza alle tradizioni locali, di curarle e difenderle, perchè
esse costituiscono un prezioso patrimonio religioso e culturale ed offrono alla
fede un radicamento sociale che ne facilita la permanenza e la
trasmissione."
S.
Padre Paolo VI.
La
processione,in ogni religione,è uno dei riti liturgici ove maggiormente si
estrinseca la fede del credente e la parteciapzione ad essa è uno dei modi di
attestare e manifestare il legame che unisce l'uomo alla Divinità,quasi
verifica della propria fedeltà a Dio. E' quindi un atto sentito e non mera
ostentazione folkloristica, atto di fede e non esibizionismo di cui
dobbiamomquasi,provare disagio o insofferenza.
La
processione nasce anche dalla necessità di manifestare agli altri,agli esclusi,
la gioia della parteciapzione al culto della Divinità e quindi,possiamo
dire,diventa potente veicolo di diffusione della fede. Non dobbiamo,quindi
stupirci che ancora oggi si svolgano delle processioni nè dobbiamo considerarle
un reperto quai archeologico,di una religione fossilizzata.
Nella
religione Cristiana la processione viene accolta direttamente dalla liturgia del
paganesimo,come del resto altre manifestazioni,naturalemente lo spirito che la
anima è diverso e lontano da quelle dei Gentili.
Le prime
processioni cristiane celebravano i divini uffici dei vescovi nella chiesa
cattedrale, o le visite di questi alle tombe dei martiri nel giorno
commemorativo del loro martirio, o il trasferimento di reliquie dei Santi.
A Sorrento,
nel secolo VIII, il vescovo si recava processionalmente con tutto il clero a
venerare le reliquie di S. Bacolo in occasione della sua festa, tradizione
rispettata fino al 1958. Ancora oggi, in occasione della festa del Santo Patrono
Antonino, la processione dalla Cattedrale alla Basilica del Santo ricalca questo
antico rituale. In seguito le più importanti processioni per la Chiesa
Cattolica furono le Rogazioni, quella del Venerdì Santo e quella del Corpus
Domini.
La
processione del Venerdì Santo aveva lo scopo di far rilevare ai fedeli il
dolore della Chiesa per la Passione e Morte di Gesù. La cerimonia di penitenza
nelle strade della città si ripeteva nelle chiese con letture bibliche ed
antiche preghiere, poichè in questo giorno liturgico non vi era azione
sacrificale, e, dopo l'adorazione della
Croce, i fedeli ricevevano la comunione durante la "Messa dei
Presantificati" ovvero la messa celebrata con le ostie consacrate il Giovedì
Santo.
Già nel
1300, a Sorrento, si ha notizia che alcune confraternite laicali, il Giovedì
Santo, "assaccate e con lumi accesi" si recavano per la visita dei
"Sepolcri" allestiti nelle diverse chiese ove, dopo l'adorazione
dell'Eucarestia, venivano tenuti dei sermoni di circostanza.
Al termine
di queste processioni, i confratelli facevano ritorno nelle proprie chiese, si
disponevano seduti intorno all'altare e il Priore esercitava il
"Mandato", lavando cioè i piedi ai confratelli, come aveva fatto Gesù
nell'Ultima Cena.
Al termine
di tale suggestiva cerimonia veniva distribuito ad ogni confratello un pane
benedetto che veniva consumato da tutta la famiglia durante il prano di Pasqua.
Nel 1586 uno
di questi sodalizi, quello di S. Catello, chiese di essere aggregato all'
Arciconfraternita della "Morte ed Orazione", avente sede nella Chiesa
di S. Marcello a Roma e, sull'esempio del sodalizio romano, "associati di
nero con i lumi in mano", i confratelli uscivano in processione il Venerdì
Santo, sul far della sera, recando una spoglia croce tra la lancia e la spugna,
come si faceva a Roma, al canto del "Miserere", visitando i vari
monasteri della città, ove un sacerdote teneva i discorsi sulla Passione del
Signore. In tal modo decadde l'usanza di uscire la sera del Giovedì Santo.
In
seguito, ma non sappiamo con certezza quando, comparve anche il simulacro del
Cristo Morto, e grazie anche all'influenza dei Vicerè Spagnoli, regnanti nel
Napoletano, furono aggiunti successivamente, gli strumenti della passione, come
il sudario, la colonna, i chiodi, la corona di spine ed altri simboli con il
preciso scopo di far meditare sia gli incappucciati che il popolo sulle
sofferenze patite da Cristo.
Questo
nuovo genere di processioni era stato importato dalla Spagna nel sec. XVI e
molto propagandato nel Regno di Napoli dai Padri Gesuiti. L'impegno della
tromba, di catene e flagelli, si ricollega alle descrizioni, fatte dagli
scrittori napoletani del Seicento, delle processioni dette appunto "degli
Spagnoli".
Al
termine della processione gli incappucciati facevano ritorno nella propria
chiesa e il Priore ordinava di spegnere i lumi. Dopo aver intonato il salmo del
Miserere, i confratelli, si flagellavano il petto denudato con corde e scudisci,
tra il pianto del popolo che, invocava il perdono dei propri peccati. Tale
cerimonia riprendeva quella di alcune confraternite, sorte nel XIII secolo,
dette appunto dei "Battenti" o Confratum Frustigantium (come quella,
oggi estina, che aveva sede nella Chiesa di S. Antonino).
In un
manoscritto del 1650 è riportato che durante tutti i venerdì di Quaresima
molta gente accorreva nella Chiesa di S. Catello per assistere allo scoprimento
del simulacro del Cristo Morto, mentre confratelli al canto dei Salmi
penitenziali, si flagellavano.
In seguito,
verso il 1700, alla processione del venerdì sera incominciarono ad intervenire
anche i frati del convento di S. Francesco, a quel tempo numerosi. Ad essi, in
seguito, si unirono il Seminario, il Clero ed il Capitolo della Cattedrale. Fu
durante questi anni che i confratelli della Morte cominciarono a portare in
processione anche il simulacro della Madonna Addolorata.
Poichè con
l'andare del tempo la processione del Venerdì Santo aveva assunto per i
sorrentini grande importanza, quando vennero meno i monaci di S. Francesco,
perchè espulsi dal convento per ordine del Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte,
nel 1806, i confratelli pensarono di invitare a parteciparvi anche persone
estranee alla confraternita, invito che ancora oggi viene mantenuto.
Bisogna dire
che, durante tutti questi secoli, la processione ha avuto anche il benemerito
compito di spronare i fedeli, ma soprattutto i confratelli, ad opere di carità
cristiana e di profonda pietà. Infatti scopo principale dei confratelli non era
solo quello di organizzare la processione del Venerdì Santo,ma dare cristiana
sepoltura ai naufraghi, ai carcerati ed ai poveri, assistere le vedove e gli
orfani, confortare i moribondi ed i condannati a morte.
Durante
questi quattro secoli, solo nel 1876, con il pretesto che si turbava l'ordine
pubblico, l'autorità prefettizia negò il permesso alla processione del Cristo
Morto, fatto che produsse tanto malcontento tra la popolazione da indurre l'anno
dopo le autorità a concedere nuovamente il permesso.
Questo sta a
significare comei sorrentini siano stati e sono, attaccati alla loro
processione. Per essi non è Pasqua se non c'è la Processione del Cristo Morto.
A questo
punto è utile spiegare come si svolge la processione, ciò che si vede e cosa
liturgicamente significa.
Se i
partecipanti alla processione sono tutti incappucciati, la ragione va ricercata
nell'assenza stessa dell'atto che si compie. Atto che annulla la parvenza fisica
e i connotati soggettivi in favore della spiritualità umana che egalitariamente
si presenta e manifesta nella processione come momento espiatorio.
La scomparsa
della figura umana aiuta altresì ad una più diretta e meno distratta
partecipazione anche da parte dei fedeli osservatori che pongono la loro
attenzione non sui singoli partecipanti ma al ruolo che ciascuno di essi
impersona.
La
processione viene aperta dalla Banda Musicale che intona musiche funebri di
Chopin ed altri autori. Il nero stendardo della Compagnia della Morte apre le
sequenze dei cosiddetti "Martiri" : dadi, chiodi, gallo, scale, funi,
flagelli, colonna, sudario che rappresentano i segni della Passione del Cristo.
Ad intervallo seguono coloro che portano i lampioni. Questi hanno la sola
funzione che gli è propria, perchè bisogna ricordare che al sorgere delle
processioni l'illuminazione delle vie cittadine era assicurata da lampioni a
cera. Bisogna poi aggiungere che questo tipo di luce infonde un'atmosfera
suggestiva e raccolta,proprio come è richiesta dall'occasione.
Il folto e
suggestivo coro polifonico del "Miserere" rappresenta il popolo che
con le parole penitenziali del salmo di Davide implora il perdono delle proprie
colpe.
Per antica
tradizione, alla processione partecipa il Clero ed il Capitolo della Cattedrale,
per significare che l'atto penitenziale non coinvolge solo i laici, ma anche i
religiosi.
Alla
miracolosa immagine del Cristo Morto segue la statua della Madonna Addolorata,
simbolo visibile della Madre che piange il Figlio Morto. La processione viene
chiusa dai confratelli e dai Governatori dell'Antica Arciconfraternita.
Un breve
cenno è doveroso verso la stupenda statua del Cristo Morto che raccoglie
l'immensa venerazione di tutti i sorrentini. Di questa statua lignea del Cristo
giacente su un sudario in espressione di doloroso abbandono, vera opera d'arte,
si ignora l'autore.
Una pia
leggenda vuole che un nobile cvaliere, ingiustamente accusato di lesa maestà,
si sia rifugiato nella Chiesa di S. Catello per chiedere diritto d'asilo e,
aiutato dai confratelli, abbia scolpito tale statua, avendone fatto voto affinchè
fosse riconosciuta la sua innocenza. Cosa che avvenne miracolosamente, al
compimento di tale opera. Forse il popolo confonde questa leggenda con il fatto
realmente accaduto al famoso artista Nicola Vaccaro, che rifugiantosi nella
Chiesa di S. Catello nel 1648, in ringraziamento dell'ospitalità ottenuta da
quei nobili confratelli, durante la sua forzata permanenza arricchì la chiesa
di pregevoli statue di stucco.
La scultura
del Cristo è molto più antica. Certamente chi scolpì tale opera dovette tener
presente il Cristo della "Pietà di Michelangelo".